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日志


8月31日

Cronache giapponesi (5)

Va bene, torniamo al lavoro. Il weekend di scrutini con partita dell'Ascoli annessa ha rallentato un pelo la narrazione.
Si va a Beppu, quindi. Località sconosciuta ai più, Beppu è una piccola cittadina termale nell'isola di Kyushu, nel sud del Giappone. La destinazione è poco battuta dagli occidentali, e qualcosa di strampalato ci doveva pur essere nel nostro itinerario (soprattutto non potendo raggiungere Okinawa).
Una bella scarpinata ferroviara, quantizzabile in 700 km e 4 ore, ci ha portato verso la prefettura di Oita. Lungo il viaggio, in un momento in cui stranamente non dormivo, per qualche minuto si è aperta la vista sull'Oceano Pacifico. Guardando ad est verso quell'immensa distesa d'acqua, ho ripensato a quando due anni fa ero a passeggio a piedi nudi per la spiaggia di Malibu, con la maglietta dell'Ascoli e la voglia di pasta, e guardavo per la prima volta il Pacifico, chiedendomi se sarei riuscito a vedere cosa c'era al di là...
Arriviamo in zona nel periodo festivo giapponese denominato Obon: è un qualcosa che ricorda la nostra commemorazione dei defunti, ed essendo festa per tutto e tutti, un mare di gente si mette in viaggio. Con quest'orda di giapponesi in giro, ci è risultato impossibile trovare un posto a Beppu, e ci siamo rifugiati a 10 km nella città di Oita. La scelta di riserva si è rivelata estremamente fortunata! Prima di tutto perché appena abbiamo messo piede nell'hotel si è presentato all'istante un tipo che mi ha accolto dicendomi "Mr. Damiani, welcome to Oita!"; non penso che vedessero occidentali con una certa frequenza. Inoltre l'hotel ci affittava gratuitamente le biciclette, consentendoci di scorrazzare per la città con l'ennesimo mezzo di trasporto.
La prima sera andiamo a Beppu con un obiettivo ben preciso: assaggiare il pesce palla! Leggere a posteriori la pagina di Wikipedia sulla Tetradotossina fa venire un bel po' di sudori freddi, ma a quanto sembra sono ancora qui a raccontarlo!
Insomma la sera ci giriamo il centro di Beppu fino a quando non arriviamo ad un'insegna inconfondibile. Facciamo per entrare ed in quel momento esce una coppia di italiani (Alessandro ed Alessandra, familiarizzate con loro perché appariranno spesso). Due secondi per riconoscere la nostra provenienza ed Alessandra parte con "Buono! Buonissimo!!! Fantastico!!! Meraviglioso!!!". Non avevamo dubbi, ma è stato uno stimolo in più ad accomodarsi. Sashimi di fugu (il più buono che abbia mangiato) e fugu fritto (buono pure questo, ma un sapore un po' meno caratteristico). Mi faccio una foto con cuoco e cameriera, e ci diamo appuntamento alla sera successiva!
La giornata seguente è un continuo vagare! Saliamo con l'autobus alla frazione di Myoban, e qui la gente ci guardava continuamente. Una signora di 190 anni ci ha salutato mentre passavamo, ed un paio di signori un po' anglofoni ci sono venuti a chiedere da dove venivamo. Poi entriamo in qualche jigoku: letteralmente 'inferni', gli jigoku sono pozze di acqua bollente proveniente direttamente dal sottosuolo; particolarmente bello il Bozu Jigoku, o 'inferno del monaco'.
Ma c'è un'altra cosa che dobbiamo assolutamente fare, ovvero una bella onsen (bagno termale): becchiamo un centro termale, acquistiamo un asciugamano poco più grande di una cartolina, e ci dirigiamo ai bagni. Il panico è a livelli critici, perché per i giapponesi quest'usanza più che un momento di relax è un rituale. Ad alleggerire un momento la tensione arriva Alessandra, che incrociamo poco prima dell'ingresso. Ci racconta un po' com'è andata a lei, prendiamo fiato e ci buttiamo dentro.
Sarà stata la soggezione, ma la quantità di sguardi che ci siamo sentiti addosso da quando ci siamo tolti i vestiti a quando ce li siamo rimessi è stata ben oltre le nostre capacità di calcolo!
Man mano che siamo dentro, cominciamo a fare come loro tentando di rilassarci. Quello che per questa volta non abbiamo fatto (sbagliando), è ammassarci come le bestie nei punti in cui i bagni maschili e quelli femminili sono a stretto contatto. L'acqua che sgorga direttamente dalle viscere della terra è fin troppo calda; ma il dramma è il bagno di fango, che è chiaramente ustionante.
Insomma, giriamo dentro per un'ora buona per un'esperienza sicuramente unica. Non ci sono foto (e meno male, visto com'eravamo conciati!), poiché nelle onsen si entra solo con l'asciugamano/cartolina.
Si fa sera, ed una nuova generosa porzione di fugu ci attende: nel solito ristorante incrociamo per la terza volta Ale e Ale. Dopo cena ci uniamo a loro per un sake ed un gelato quasi decente, e visto che la prossima tappa è per tutti la città di Hiroshima, ci diamo appuntamento per la sera successiva.
Ma Hiroshima è un'altra storia, quindi ne parliamo alla prossima...
 
(TO BE CONTINUED)
8月28日

Cronache giapponesi (4)

Il 10 agosto i nostri sentieri hanno cominciato a srotolarsi attraverso il Giappone. La prima destinazione è stata Kyoto.
La mattinata di viaggio ci ha portati attraverso il Kansai alla città più ricca di testimonianze giapponesi. Duemila edifici rilevanti, tra templi e santuari, e 17 siti UNESCO riconosciuti come patrimonio dell'umanità. Capiamo sin da subito che i due giorni scarsi che potremo dedicare alla città non basteranno che per coprire una piccola parte delle sue attrazioni.
L'arrivo ci sorprende, o meglio sorprende la stazione di arrivo. Un complesso megagalattico, luccicante e fantascentifico, dentro c'è qualunque cosa immaginabile! Tra le tante cose, c'è anche l'Hotel Granvia, scelto per limitare al minimo le traversie per arrivare in camera e quindi per avere il maggior tempo possibile a disposizione.
A margine, faccio notare come il nostro hotel avesse al suo interno ben 6 ristoranti, quindi pensando all'effetto matrioska, potete rendervi conto di come la stazione sia in effetti una città!
Il Granvia è stato il colpo di genio della vacanza, un trattamento in guanti bianchi, una camera spaziosa e fornita di ogni confort, una posizione invidiabile dal punto di vista dei trasporti, il tutto per una spesa non imponente. In più, ci hanno dato anche una lavata ad una serie di magliette usate: è la prima volta che in viaggio devo usare il servizio lavanderia, ma il clima terrificante ci ha costretto ad usare (e considerare non più usabili) almeno due magliette al giorno!
Il pomeriggio a Kyoto lo passiamo in giro per santuari, la sera ce ne andiamo nella zona caratteristica di Ponto-cho, in cerca di cibo e con la speranza di vedere dal vivo qualche gheiscia originale.
Purtroppo riusciamo solo a mangiare, familiarizzando con la catena di ristoranti giapponesi Za Watami che ci accompagnerà anche in altre città. Per quanto riguarda le gheisce, l'occhio attento ed esperto del mio compagno di viaggio seleziona solo un paio di maiko tra le tantissime ragazze in kimono (sempre più belle) che girano per il quartiere.
La zona comunque è davvero meritevole, con case basse, ornamenti tipici, ruscelletti, giardini e facce degli autoctoni che danno proprio l'idea di essere in Giappone! Decidiamo di ritornarci per il pranzo del giorno dopo, in modo da vederla anche di giorno.
Ma il giorno dopo ci aspetta davvero un tour de force: lancia in resta da un tempio all'altro, da un autobus all'altro, cercando di visitare il più possibile di una città che meriterebbe anche più di una settimana!
Il posto più bello del giorno è stato senz'altro il Padiglione d'Oro, o Kinkaku-ji: una meraviglia che non è facile descrivere a parole!
La scena più bella, già conosciuta da qualcuno, è accaduta viceversa quando mi sono reso conto di aver smarrito la mappa in lingua inglese degli autobus! Dramma!!! Ci restava solo l'analoga con i caratteri in giapponese. Il resto della giornata (era metà mattina) l'ho passata ad interpretare incomprensibili caratteri kanji tentando di capire se dovevamo scendere dopo due o tre fermate (il tutto mentre Mauro continuava a confondersi con i giapponesi giocando a Pro Evolution sul suo Nintendo!). Alla fine forse siamo stati rallentati, ma non abbiamo mai sbagliato strada...
Il passaggio a Ponto-cho con il favore della luce è stato un po' deludente: abbiamo potuto fare le foto, contrariamente alla sera prima, ma il traffico e la luce toglievano decisamente atmosfera e fascino alla zona. In crisi di astinenza di carne, abbiamo mangiato in un prosaico McDonald, tra un tavolo di una maiko che sorseggiava pensierosa un the, un tavolo di un tizio in giacca e cravatta che dormiva di fianco ai resti del suo BigMac ed un tavolo di 6 ragazzi immersi in una partita in rete con le PSP! Questo è il Giappone...
Il giorno dopo ci siamo spostati ad Uji per il Byodo-in, e per il Fushimi-inari Tashima, un complesso religioso meraviglioso. La caratteristica di quest'ultimo è di avere una camminata di torii lunga oltre 4 km. Il torii è un portale, in genere posto all'ingresso dei complessi religiosi o anche alle porte della città. In questo santuario ce ne sono più di 4000, disposti uno dopo l'altro, a formare un tunnel/sentiero che si snoda nelle colline circostanti. All'apice della nostra camminata, nel punto più alto e più lontano dalla 'civiltà', ci siamo corroborati approfonditamente con una bollente tazza di the verde servita in una terrazza sul bosco. La vista era mozzafiato, ma era ancora più mozzafiato stare inginocchiati per terra a bere quella brodaglia caldissima, con i km di cammino che pesavano sulle articolazioni e i 45 gradi che non ci lasciavano nemmeno nella foresta!
Dopo esserci purificati, siamo tornati a prendere i bagagli e ci siamo spostati ad Osaka (15 minuti di shinkansen), città molto molto più turbinosa e scintillante. Il turbinio ruota attorno alla via chiamata Dotombori, piena di ristoranti specializzati in okonomi-yaki e di sale Pachinko.
L'okonomi-yaki è una specie di frittella che ognuno si può guarnire con gli ingredienti che preferisce (immaginate la quantità di formaggio e cipolle che c'era sulla mia). Il Pachinko invece è una specie di flipper giapponese, basato su abilità e tanta tanta fortuna; non avendo né l'una, né l'altra, abbiamo lasciato una ventina di Euro in giro per il Giappone.
La giornata successiva è stata dedicata alla visita di Nara, l'antica capitale del Giappone. Insieme a Kyoto, il posto più bello da vedere, impreziosito da un gioiello chiamato Toda-ji. Altra cosa unica di Nara, è che in alcune zone della città cervi e cerbiatti girano totalmente liberi per le vie ed i parchi, lasciandosi avvicinare ed accarezzare dai passanti. L'unico rischio, oltre che un cervo si imbizzarrisca e ti trafigga con le corna, è che lo stesso cervo sia affamato e tenti di mangiarti la cartina della città o la Lonely!
Queste erano Kyoto, Osaka e Nara, domani si parte per la sconosciutissima Beppu!

(TO BE CONTINUED)
8月27日

Cronache giapponesi (3)

Ed eccoci alla terza puntata delle mie (nostre) peripezie giapponesi.
Il 9 agosto è stata un'altra giornata dedicata alla visita della capitale giapponese. Dopo la lezione di storia del Maurino sullo shogun Tokugawa, puntiamo diretti alla Tokyo Tower.
Una copia della ben più famosa opera di Eiffel ci accoglie, stranamente contornata di pupazzi e personaggi dei fumetti. La lingua al solito non ci aiuta molto, e cercando di interpretare le poche scritte in inglese, crediamo di capire che c'è un biglietto che ci consentirà l'ascesa alla torre e l'ingresso ad una specie di mostra, sul cui cartellone pubblicitario campeggiano un centinaio di personaggi "anime" (Rocky Joe, Tommy la stella dei Giants, il leone Simba ecc.).
L'eccitazione del mio compagno di viaggio è a livelli critici, ma essendo l'ingresso dell'ascensore della torre il primo che ci capita davanti, saliamo a velocità sostenuta ad un centinaio di metri da terra, per dare un'occhiata dall'alto alla capitale giapponese!
La visione non è certo mozzafiato data la foschia e lo smog. Ovviamente il signor Fuji, nonostante chiare indicazioni sulla direzione, si nega ancora alla nostra vista! Magari con la mostra andrà meglio, pensiamo scendendo! Quando siamo giù, cerchiamo di orientarci e di avere indicazioni tenendo in mano il volantino pubblicitario. Nessuno che avesse un accenno di inglese nel bagaglio culturale, ma riusciamo ad arrivare di fronte ad una scalinata, con due simpatici ragazzi giapponesi che ci chiedono il biglietto. Sfoderiamo i nostri bigliettoni formato-famiglia, e questi cominciano a guardarci e fare segno di no. Da qui parte una scena drammatica che poteva sfociare in tragedia: perché ovviamente questi due non spiccicavano una parola di inglese, e Chips poteva ucciderli se non avesse avuto a disposizione entro 4 secondi un qualunque disegno di Yattaman!
Scomodiamo metà del personale in servizio sulla torre, ma non se ne esce. La loro saggezza orientale comunque consiglia loro di farci entrare ugualmente!
Alla quarta rampa di scale, costantemente accompagnati da vignette dei nostri amici fumettosi, ma anche da 40 gradi e 95% di umidità, cominciano i primi segni di squilibrio! Segni che diventano follia pura dopo i 500 gradini percorsi, e una sudata addosso manco avessi fatto la Marathon des Sables. L'adrenalina mi porta ad arrivare a quota 680 gradini senza pausa, staccando anche numerose frotte di bambini giapponesi, mentre Mauro si accascia a metà strada e mi raggiunge dopo un quarto d'ora! Varchiamo il portone, speranzosi ma completamente obnubilati, e ci ritroviamo nell'androne che un'ora prima avevamo raggiunto in ascensore. L'attacco di nervoso è stato cancellato dalla foga per soffiare a due vecchietti gli ultimi due posti a sedere, in modo da meditare approfonditamente sui nostri errori!
Ma discendiamo orsù dalla torre e ci avviamo all'incontro con Kie. Chi è Kie (che pare la solita presa per il culo!)? Per chi non lo sapesse, è una ragazza giapponese che ho conosciuto nei menadri più remoti del World Wide Web. Non immaginando quanto potessimo essere sudati, c'eravamo organizzati per incontrarci per pranzo a Roppongi, e così è andata!
La cornice del nostro incontro è stata molto simpatica, in quanto c'era una banda di 60 giapponesi provvisti di furgoni e megafoni a fare una manifestazione terribilmente rumorosa, culminata con una serie di "Banzai" che ci hanno fatto temere il peggio.
Insomma, pranzo a Roppongi Hills, scelto, orchestrato e gentilmente offerto dalla nostra ospite ospitante. Poi puntata ad Asakusa per vedere il Senso-ji, e a seguire Akihabara, il quartiere dell'elettronica (e delle fregnacce più incredibili, aggiungo io). Sorvolo volutamente sulle peripezie per sostenere un qualunque discorso in inglese; la visita del Senso-ji è molto piacevole, per la bellezza del tempio e la tipicità del mercatino che si tiene lì davanti.
Ma Akihabara (o Akiba, in versione ristretta) da quel punto di vista ci stronca: perché in effetti di elettronica ce n'è un mare, ma di oggetti ed oggettini mai visti e mai immaginati ce n'è un oceano!
Tra i cartoni animati a noi conosciuti la fanno da padrone Gundam, con almeno un esponente a grandezza umana ogni negozietto, e Doraemon. Tanto su Ken Shiro e Yattaman, qualcosina su Jeeg, Mazinga e Goldrake, qualche Dr. Slump ed Arale, pochissimo su Holly e Benji (a parte che Holly fa la pubblicità di una bibita), nulla sull'Uomo Tigre, per fare un riassunto molto sommario su quello che abbiamo visto.
A proposito di anime, ne abbiamo parlato anche con Kie, ed ho trovato curioso che siamo nati e viviamo a 10000 km di distanza ma siamo cresciuti più o meno con gli stessi cartoni animati. Il culmine della discussione si è toccato poi quando, parlando di sport e di calcio, lei ci ha detto una frase del tipo "Beh, il calcio non era molto conosciuto in Giappone, poi hanno fatto il cartone anomato "Captain Tsubasa", e tuti sono impazziti per il calcio!". Lascio immaginare a tutti le scene di giubilo ed il tentativo di estrarle tutti i nomi giapponesi dei vari personaggi, oltre a Tsubasa (Holly) e Genzo (Benji).
All'ora di cena, ce ne torniamo in hotel, promettendo alla nostra guida di ricambiarle l'invito al nostro ritorno a Tokyo gli ultimi due giorni del viaggio. Domani ci aspetta lo spostamento a Kyoto, ma questa è un'altra storia!

(TO BE CONTINUED)
8月25日

Cronache giapponesi (2)

Bene, ripartiamo dall'8/8/2008. giorno con cui abbiamo il primo contatto con i famosi treni giapponesi.
Il progetto iniziale della giornata, la scalata al monte Fuji, naufraga miseramente: sono necessarie almeno 5 ore di cammino per l'ascesa, un'ora per fare il giro della bocca del vulcano, e quattro ore per scendere, ed è ben oltre il tempo che abbiamo a disposizione. Ripieghiamo con un'escursione nella regione di Hakone, meta classica del turismo giapponese, essendo la zona migliore per vedere il loro adorato Fuji-san.
Ci rechiamo in stazione di buon ora, con il turbinio di Tokyo che ci fa da contorno. La quantità di persone che prende la metropolitana è davvero incredibile, e continuamente vediamo dei "padroni del mondo" in giacca, cravatta e 24 ore, seduti in un angolo a spremere il loro Nintendo DS sperando di finire la partita prima di arrivare alla fermata!
Puntualissimo come leggenda dice, lo shinkansen che ci deve prelevare arriva alla stazione di Tokyo. E subito scena unica!
Il treno arriva al capolinea e si prepara a ripartire nella direzione da cui veniva; scendono i passeggeri e entrano al volo una diecina di inservienti. Nel giro di cinque minuti li vediamo sfrecciare all'interno del treno e: invertire il verso dei sedili, in modo che i passeggeri viaggino nella direzione di marcia, togliere i poggiatesta, spolverare, pulire per terra, rimettere i poggiatesta, pulire i vetri. Un cambio gomme in Formula 1 non trasmette lo stesso senso di solerzia ed organizzazione! 
Un'altra cosa curiosa è che il treno superveloce, la meraviglia e l'orgoglio delle ferrovie giapponesi, c'ha un bel Pikachu gigantesco stampato su ogni carrozza. I giapponesi sono in grado di mettere i fumetti (talvolta esplicativi) anche sul Modello Unico per le tasse! Da italiani puzzoni, saliamo un po' dove capita, ma cominciamo a notare e ad imparare che sul marciapiede della stazione ci sono indicati i punti esatti in cui si apriranno le porte di qualunque treno, in modo che ognuno possa mettersi esattamente nel punto in cui deve salire. Ovviamente in tali punti si formano dei rigorosissimi incolonnamenti. I giapponesi hanno un fila per fare qualunque cosa, a patto che sia una fila della larghezza di una persona: una volta abbiamo visto la fila per entrare in un centro commerciale che stava per aprire. Le persone erano una dietro l'altra per un centinaio di metri, invece di ammassarsi come una mandria di bufali davanti ad una porta gigantesca.
Ma torniamo al treno: la cosa fantastica non è solo il fatto che sfrecci a velocità supersonica! Per esempio, ogni posto è dotato di tutti i confort, compresi tavolino e portabicchiere. Sul retro del tavolino c'è la piantina di tutto il treno, in modo che chiunque possa trovare il telefono pubblico, i bagni, il bidone dell'immondizia, il distributore automatico di bibite, la nursery e forse anche il fabbro ed il dentista! Ovviamente tutti coloro che entrano o escono dalla carrozza (inservienti o controllori) salutano i passeggeri profondendosi in inchini.
Con un cambio ed un paio d'ore arriviamo ad Hakone-Yumoto per l'ora di pranzo. Qua di occidentale non c'è nulla e nessuno! La Lonely ed il centro informazioni turistiche ci aiutano a trovare un ristorante locale per assaggiare gli udon. Raggiungiamo il posto, ci accomodiamo ed arrivano le portate. Le bacchette non sono ancora il nostro forte, mangiarci degli spaghettoni in brodo è difficilissimo. In aggiunta alla difficoltà del momento, al nostro stesso tavolo viene fatta accomodare una coppia di giapponesi (usanza abbastanza comune). Ovviamente, per non fare la figura dei cafoni, io e Mauro cominciamo a mangiare come nemmeno la famiglia reale inglese, silenziosi come un fiore di loto che si poggia sulla superficie di un lago. Questi di rimbalzo attaccano un concerto di surchiate! Questo è ciò che prevede il bon-ton giapponese per mangiare gli spaghetti, non potendo attorcigliarli attorno la forchetta se ne afferrano due o tre e si tirano su con l'effetto 'pompa idrovora'! Ho rischiato di non sopravvivere...
Da Hakone-Yumoto fino a Moto-Hakone ('sta storia dei nomi di paesi sembra un po' una presa per il culo, ma vi assicuro che si chiamano proprio così) prendiamo ogni mezzo di locomozione possibile, autobus, treno, littorina, finuvia e via dicendo, tentando di trovare uno scorcio di vista verso l'agognato Fuji. Ci va male, perché nuvole e foschia arrivano puntuali nascondendo la montagna sacra!
Senonché mi rendo protagonista del solito episodio geniale: saliamo nella funivia e ci accompagnano una rumorosa famigliola giapponese e una specie di stangona incredibile! Una moracciona oltre l'1.80, riccia con gli occhi verdi ed un fisico scultoreo. Dopo qualche minuto di funivia la tizia mi dà una pacca sulla spalla (fratturata, visto che lei era una specie di statua marmorea!) e mi grida: "Guarda! Guarda! Guardaaa! Eccolo!!!! L'hai visto???" Io reagisco un po' istintivamente cercando di non mostrare che prestavo molta più attenzione a lei che al Fuji e rispondo: "Sì, certo! Era ora!!!" e guardando contemporaneamente dalla parte sbagliata.  In sordina, colto il suo sguardo impietosito, mi giro dietro di me e NON faccio in tempo a vedere il monte malefico che sparisce di nuovo tra le nubi...
E così, con le pive nel sacco ce ne torniamo a Tokyo per cena, senza un'immagine del Fuji che continuerà a sfuggirci per tutta la vacanza!
 
(TO BE CONTINUED)
8月23日

Cronache giapponesi (1)

Bene, a quanto sembra sono tornato... Non so bene se la confusione assoluta che ho in testa al momento mi consentirà un resoconto apprezzabile, in ogni caso provo a parteciparvi degli ultimi 20 giorni.
Fin dalla partenza da Fiumicino si poteva intuire che sarebbe stato un viaggio completamente diverso dai precedenti: l'orario di volo (21.50) ci ha fatto arrivare in un aeroporto praticamente deserto, una specie di oasi felice del viaggiatore in confronto a tutti i gironi danteschi degli anni passati! Check-in e pratiche d'imbarco sbrigate in 20 minuti scarsi, nessuna coda, nessun intoppo.
Il volo (12 ore sane sane, senza scalo) mi ha visto protagonista di un lungo sonno ristoratore, considerata soprattutto la totale assenza di intrattenimento in italiano; fatto sta, alla decima partita di scacchi contro un programma idiota, mi sono addormentato placido e mi sono risvegliato ad un'ora da Tokyo.
La capitale del Giappone, che ci avrebbe fatto da casa per 6 giorni, non ha un grande impatto visivo, soprattutto agli occhi che sono 'sopravvissuti' alla vista di New York, Las Vegas o Los Angeles. Arriviamo che sono le 19 locali, il tempo di una doccia e ci tuffiamo nella bagarre notturna del quartiere di Shinjuku.
Vivendo in simbiosi con la Lonely Planet, cerchiamo il primo approccio al cibo giapponese, ed il tutto avviene nel ristorante Ibuki specializzato in sukiyaki.
Ovviamente all'ingresso veniamo privati delle nostre scarpe, ci fanno accomodare su un tavolo che stacca 15 cm da terra, ci portano le bacchette, un asciugamanino per lavarsi le mani, una tazza di the verde incandescente (in effetti più che il leggendario the verde sembrava la risciacquatura della cicoria lessa portata a temperatura con del piombo fuso!). Il dramma si sfiora quando, alla nostra ordinazione, ci portano una cofana piena di ingredienti di ogni tipo, ci accendono un fornello in mezzo al tavolo e ci lasciano in balia dei nostri dubbi occidentali. Passi che devo stare scalzo, in ginocchio e che devo mangiare con degli zeppi, ma se sapevo che dovevo pure cucinare, stavo a casa!
Fatto sta, i nostri sguardi imploranti incrociano la padrona del locale, che ci dà una grossa mano a partire con le nostre esperienze giapponesi. La signora parla inglese e il nostro primo sukiyaki comincia a prendere forma. In questa occasione (ed in molte altre seguenti), scopriamo che c'è una sola cosa peggiore di un giapponese che non parla inglese: ed è un giapponese che parla inglese! Sono sicuramente l'ultimo a poter parlare, ma davvero la totale incapacità giapponese nel pronunciare alcuni suoni (that --> set; really --> lili; DVD --> DBD; ecc.) rende il loro inglese incomprensibile, soprattutto all'inizio.
Alla fine, ne usciamo bene; rimandato momentaneamente il contatto con qualunque cosa cruda. Alle 22 ci viene chiesto di uscire perché è molto tardi (mmmm, andiamo bene!) e quindi passeggiata per Shinjuku. La serata dura poco perché, sebbene in questa zona ci sia davvero molta gente in giro, sono pochi i locali ancora aperti, quindi a nanna!
Ma se la serata dura poco, la nottata dura pochissimo: il fuso si fa sentire, e alle 4 di notte, entrambi svegli, decidiamo di prepararci ed uscire per andare a vedere il mercato del pesce di Tokyo.
Tra docce, camminate e metropolitane, siamo lì alle 5.30, ed è davvero un posto imperdibile! Forse nemmeno le foto, che pubblicherò quanto prima, possono rendere l'idea della sterminata distesa di bancarelle, della quantità di pesce e di specie varie che ho visto. E nemmeno del rischio che si corre ad andare in giro senza prestare attenzione alla miriade di motorette giapponesi che sfrecciano tra i banchi del pesce a velocità supersonica.
Ovviamente, verso le 7, io tento di fare il giapponese, quindi sushi assortito! Mi presentano 9 bocconi diversi formati da un blocchetto di riso sormontato da una non-sottile fetta di pesce. Afferro brillantemente i bocconi con le bacchette, li immergo nella salsa di soya e butto giù pensando "Banzai!". Io non ho un gran gusto per il pesce, ma questo sembrava davvero buono, e sicuramente freschissimo, se non ancora vivo!
La giornata prosegue un po' in giro, fino alla sera quando ci dirigiamo a Gaien-mae per il Jingu Gaien Hanabi Takai (i fuochi d'artificio, insomma). Non avendo potuto vedere i fuochi di Sant'Emidio, tentiamo di sopperire con questi, ma strano a dirsi, non sono per nulla entusiasmanti. Di entusiasmante c'è l'atmosfera, il mare di gente, e le ragazze giapponesi in kimono, che sono FANTASTICHE!!!
Ok, piccola digressione sulle donne, tanto è sempre l'argomento più gettonato: ripeto, le ragazze in kimono sono fantastiche, fantastiche, fantastiche, non riuscivo a smettere di guardarle affascinato; a margine, l'idea è che se le italiane vestissero come le giapponesi, noi italiani avremmo continui attacchi cardiaci! Perché in effetti le giapponesi non è che sono un granché fisicamente: piccoline, molto magre, tutte con gli stessi capelli, gli stessi occhi. Ma con i loro vestiti svolozzanti, tacchi altissimi, pettinature perfette, sono in grado di trasformare una camminata in metropolitana in una sfilata di moda.
Bene, con l'intermezzo interrompo il racconto. Mi sto dilungando a tal punto che se racconto tutto intaso i server di MSN... Ne riparliamo domani!
 
(TO BE CONTINUED)
8月14日

Ce ne sarebbero di cose...

...ma preferisco attendere la fine per parteciparvi di quanta vita è passata e quanta sta ancora passando in questo viaggio!
Già l'idea di stare nel lettone, con il cellulare attaccato alla LAN hotel, a mandare saluti dall'altra parte del mondo, mi fa un certo effetto. :)
8月5日

Tennuchi wa o toichira gaku!

Non esistono parole adatte a descrivere le sensazioni del giorno della partenza, e quindi quelle del titolo me le sono puramente inventate, tentando di dar loro una parvenza giapponese.
Caro Impero del Sol Levante, adesso sto davvero arrivando! Riservami un buon posto...
Se riesco a trovare qualche rete Wi-Fi accessibile, posterò qualche impressione durante il viaggio con il mio nuovissimo e fiammantissimo cellulare! (Viva lo sputtanamento di tutti i soldi guadagnati con i corsi estivi!Party)
Sayonara.