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3月27日 Il terminale uomo - RecensioneLa lettura si è trascinata per molto tempo, ma alla fine ho terminato il romanzo Il Terminale Uomo, di Michael Crichton.
L'autore non ha bisogno di presentazioni. Molti lo associano istantaneamente a Jurassic Park: lui è autore del libro (1990) che ha ispirato il film di Spielberg, ha scritto 5 anni più tardi il seguito, Il mondo perduto (anch'esso trasposto per il grande schermo, nel 1997), ed ha collaborato in prima persona al terzo episodio della saga cinematografica, Jurassic Park III (2001).
In effetti, anche io ho cominciato ad apprezzare le opere di Crichton partendo dal suo immaginario mondo giurassico; a seguire ho apprezzato e parecchio altri suoi romanzi, Sol Levante, Preda, Sfera, Andromeda, Congo e soprattutto Rivelazioni.
Le sue opere letterarie, spesso definite techno-thriller, sono un turbinare di azione, tecnologia e scienza, sempre estremamente documentate, sempre ambientate in luoghi e tempi precisi, con questa precisione nei più piccoli dettagli che dà una grossa impronta di realtà alla vicenda. L'idea di fondo d'altronde è abbastanza comune in tutta la sua produzione: l'autore crea una vicenda immaginaria tentando di spiegarci cosa succederebbe secondo lui se... In Il terminale uomo il "se" è questo: cosa succederebbe se si tentasse di curare una particolare forma di epilessia con l'installazione di un computer nel cervello del malato? L'interazione tra cervello e computer, dove ognuno dei due dovrebbe regolare l'attività dell'altro, procederebbe a buon fine o la speranza di prevedere e gestire il comportamento umano potrebbe essere totalmente vana? Il paziente e protagonista del libro è Harry Benson, affetto da epilessia psicomotoria che gli provoca occasionali raptus di violenza omicida. Nonostante il parere contrario dello psichiatra che lo ha sempre seguito (la dottoressa Ross), un'equipe di medici dispone un'applicazione di una serie di elettrodi, nel tentativo di mettere sotto controllo il cervello del paziente. (La fine della vicenda è ovviamente prerogativa di chi legge il libro)
Questo romanzo degli esordi letterari di Crichton (scritto nel 1972, all'età di 30 anni) è interessante, anche se manifesta evidentemente una certa acerbità di stile da parte dell'autore. Grandi le sue competenze tecniche, in quest'opera basata sulle innovazioni mediche, e notevole anche la capacità di suscitare l'attenzione nel lettore, anche se non ai livelli altissimi cui l'autore ci ha abituato nei suoi romanzi più recenti.
Tuttavia, questo romanzo lascia un senso di incompletezza al lettore: ci si aspetta sempre qualcosa di più dalle splendide premesse, invece l'opera si svolge con chiarezza, ma senza lasciare spazio ad implicazioni profonde, cui l'autore si limita solo ad accennare. Poi arriva una conclusione decisamente in sordina, che lascia un po' con l'amaro in bocca. Un'opera interessante, come ho detto, ma che poteva essere meglio sviluppata, e che tuttavia a suo tempo gettò le basi per la carriera letteraria dell'autore, portandolo sempre più alla notorietà che gli compete. Adesso, sempre procedendo con la seconda trilogia di Licia Troisi, sono passato alla lettura di Non è un paese per vecchi, e compatibilmente con il numero di ore di buco a scuola, penso che lo divorerò! 3月21日 A correre in spiaggiaEhm, stamattina a spasso in spiaggia... Correre è un concetto che non si adatta più di tanto al mio profilo panciuto.
La giornata era spettacolare, sole, aria buona... E poi c'era anche lei lì con me!
Make it rain
Right behind the perfect face
There's someone who keeps secrets hidden We think I don't wanna know Reasons why you're crashin' over me I don't look back Darlin' so it goes But I regret That we couldn't make it rain And all our dreams were left to dry Can't make it rain There's not one cloud left in the sky So you said you'd try We bled, we cried We couldn't make it rain We had everything to live for Even if we didn't understand The game of give and take Was more than just the sum of what we made The most of time So we'll move on And leave it all behind 'Cause we couldn't make it rain And all our dreams were left to dry Can't make it rain There's not one cloud left in the sky So you said you'd try We've bled, we've cried We couldn't make it rain Now I can't help thinkin' about Places we would go But I won't be alone No more But this fault won't be mine Everything is gone Make it rain And our dreams were left to dry Can't make it rain There's not one cloud left in the sky So make it rain All our dreams were left to dry Can't make it rain There's not one cloud left in the sky So you said you'd try We bled, we cried You said you'd try We bled, we've cried We've cried Anouk - Who's your momma (2007) 3月17日 Non è un paese per vecchi - RecensioneSembra proprio che quest'annata cinematografica sia dedicata al genere western: dopo aver apprezzato Russell Crowe ed il suo esaltante Treno per Yuma, dopo aver maledetto Brad Pitt ed il suo ignobile Jesse James, mi sono catapultato (per ben due volte) a vedere la nuova opera dei fratelli Cohen, "Non è un paese per vecchi".
Il film è davvero da prendere con le molle, la visione a seconda dei gusti potrebbe risultare traumatica o entusiasmante (io propendo per la seconda ipotesi!).
La vicenda, tratta dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy "No country for old men": in un Texas onirico da paesaggi desertici e motel di quinta classe, si ambienta l'incontro-inseguimento tra il cacciatore-cowboy Llewellyn Moss ed il sanguinario Chigurh. Moss, a caccia di antilopi lungo il Rio Grande, si imbatte in un gruppo di uomini assassinati, un grosso carico di eroina ed una valigetta con due milioni di dollari in contanti. Il braccio armato del male è lo psicopatico Chigurh, terribile miscela di violenza e pazzia, che uccide chiunque passi vicino alla sua strada e si permetta di dargli solo fastidio. Ad accompagnare e quasi scortare la continua fuga di Moss c'è il vecchio sceriffo della contea, con i suoi monologhi stanchi, i suoi sogni e la sua paura di non tenere il passo.
Di per sé, il film ha un grande pregio/difetto, a seconda dei punti di vista: lascia alcuni dettagli in penombra, o addirittura completamente all'interpretazione di chi guarda (tentando di non svelare più di tanto su quello che succede, posso dire per esempio che non si sa che fine fa la valigetta con i soldi). Non è sicuramente un film da popcorn, Coca-Cola e chiacchiere con gli amici.
Altro pregio/difetto, il sangue scorre a fiumi, e l'arrivo in scena di Chigurh è sinonimo di truculenza e morte. Ma oltre alle scene di pura tensione ci sono anche momenti molto forti non adatti agli stomaci deboli.
Ma c'è anche un pregio oggettivo, ed è il cast. Lo sceriffo Bell è un grande Tommy Lee Jones: modi da grande uomo, freddezza glaciale anche di fronte ai crimini più raccapriccianti, e contemporaneamente occhi ansiosi di un vecchio che capisce che non è più il mondo per lui.
Il fuggitivo Moss è Josh Brolin, e solo gli ultra-trentenni lo ricorderanno giovanissimo nel panni di Brandon in The Goonies. Stavolta è un duro dal cuore d'oro, che si trova la vita stravolta perché decide di portare acqua ad un narcotrafficante che sta morendo di sete.
Infine, un gradino se non una scalinata intera sopra a tutti, Javier Bardem ed il suo Chigurh. Lo spagnolo è protagonista di un'interpretazione magistrale, dando origine ad uno dei "cattivi" più cattivi della storia del cinema. Lo sguardo vuoto ed assente, la lucida e metodica follia, l'incalzare ripetendo il suo "Scegli!", il furore psicologico nel costringere un gestore di un drugstore a giocarsi la vita a Testa o Croce. Qualcuno ha avuto l'ardore di accostarlo a Jack Nicholson in Shining!
Miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista (Bardem) agli Oscar. Siamo davvero di fronte al miglior film dell'anno... 3月2日 Road to Tokyo 2008Ci siamo, ieri sera è partita la lunga strada che (speriamo!) mi porterà in Giappone quest'estate, a vivere un'altra vacanza da urlo! Visto che negli anni precedenti ha portato decisamente bene scrivere qui qualche anticipazione, lo faccio anche stavolta.
L'occasione giusta è stata l'esibizione al Ventidio degli Za Ondekoza, un gruppo di musicisti giapponesi.
Dire che ci è piaciuto è dire poco: non tanto per la musica, quanto per la mimica, la gestualità e la perizia nel curare ogni minimo gesto da parte degli artisti. Momenti di calma e meditazione con un leggerissimo sospiro dello shakuhachi, momenti travolgenti con i Percussionisti del Diavolo a creare ritmi e sonorità a noi abbastanza sconosciute, momenti di panico e attacchi di stomaco quando un suonatore di dadaiko in fundoshi mostra il suo lato b al pubblico (io ero al mio solito posto, un po' troppo vicino!
La cena a seguire non poteva che essere l'occasione ideale per gettare le basi del viaggio: due sicuri, due probabili, se qualcun altro si aggiunge possiamo fare anche più danno; quando sapremo gli effettivi partenti potremo decidere date e durata, il programma è già fatto: arrivo a Tokyo con sosta per 3-4 giorni, giro in giro a cercare il meglio ed il peggio della cultura giapponese, ritorno nella capitale per qualche giorno e poi partenza verso casa stracarichi come al solito di souvenir, fregnacce e ricordi indelebili!
La strada è ancora lunga, seguiranno aggiornamenti! |
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